L’opera “necessaria à Poeti, Pittori, et Scultori, per rappresentare le virtù, vitij, affetti et passioni humane”, è un’enciclopedia dove vengono descritte, in ordine alfabetico, le personificazioni di concetti astratti, come la Pace, la Libertà o la Prudenza, contraddistinte da attributi e colori simbolici. Nel 1603 il testo venne riedito a Roma, per i tipi di Lepido Facij e dedicato a Lorenzo Salviati, ampliato con oltre 400 voci e con numerose immagini xilografiche col titolo Iconologia overo Descrittione di diverse Imagini cavate dall’antichità et di propria inventione. Noi possediamo sia l’edizione del 1603 sia quella del 1645. Bellissime le xilografie e i racconti mitologici strettamente correlati alle simbologie delle immagini. I pittori per raffigurare scene bibliche, mitologiche e personaggi particolari si rifacevano a questi amplissimi testi enciclopedici. Ma anche i poeti e scrittori. Io lo trovo semplicemente magnifico, profuma di libro antico (un profumo che non si può spiegare a parole), la sua carta è croccante (fa rumore quando si girano le pagine) e le immagini sono così vive e definite, sembra stampato ieri.

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Quest’opera, la cui prima edizione esce nel 1599 (questa in nostro possesso è del 1720), fu scritta per fare un’accurata confutazione delle arti curiose e vane superstizioni ad utilità dei teologi, dei giureconsulti, dei medici e dei filosofi. Il Cantù nella Storia Universale sottolinea che “è difficile trovare un trattato che con maggior ampiezza raccolga quanto mai fu scritto intorno ai prodigi della natura e dell’immaginazione, molti spiegandone con ragioni allora non comuni, molti ripudiando con retta critica, troppi altri accettando sulla fede di testimoni oculari e di gran savi”. La curiosità del libro, infatti, è la grande quantità di esempi narrati accaduti, curiosità popolari e riferimenti colti: è un poema grandioso!

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